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martedì 3 dicembre 2024

Manzo all'olio di Rovato

Manzo all'olio

Oggi a Light and tasty si parla di Lunghe cotture.

Piatti stagionali,  tipici di questo periodo, quando fuori la nebbia avvolge ogni cosa e il freddo ti entra nelle ossa senza pietà (grazie all'umidità ai massimi livelli), accendere i fornelli o meglio ancora la stufa e cucinare a fuoco lento, rende l'ambiente più caldo e confortevole.

Prediligo queste cotture, gli stufati, i brasati e gli spezzatini sono spesso sulla mia tavola, grazie anche all'aiuto della slow cooker, in ogni caso oggi ho preparato una ricetta sul fornello a gas , una ricetta lombarda e precisamente della provincia di Brescia. 

L'ho assaggiata per caso, in un paesino della Franciacorta, mio figlio lo scorso anno fu operato al ginocchio proprio in una clinica di questa zona e dopo una visita di controllo, si decise di andare al ristorante. Dopo salumi vari e casoncelli ecco la proposta: il manzo all'olio con la polenta. Fu un successo e così appena a casa cercai la ricetta. La trovai da Gianni, uno dei primi amici che ho conosciuto qua sul web, ed è una certezza in cucina.... se non lo conoscete correte sul suo blog Cocogianni. 

Ecco la ricetta!

Manzo all'olio e patate

Ingredienti per 4 persone

manzo all'olio

800 di carne di manzo (cappello del prete o pernice)

150ml di vino bianco

300ml di olio evo

8-10 acciughe sotto sale (io, sott'olio)

4 spicchi d’aglio

1 cipolla

1 carota

2 canne di sedano

7-8 capperi sotto sale

1 foglia di alloro

Farina 00 

sale e pepe 


Dissalare le acciughe e tagliarne 5 in 2-3 pezzi.

Spelare l’aglio e tagliare tanti pezzetti quanti sono quelli delle acciughe. Tenere da parte il rimanente.

Mondare sedano, carota e cipolla e tagliarli a pezzettoni. Dissalare i capperi.

Controllare che la carne non abbia grasso in eccesso, se ci fosse eliminarlo con un coltello poi legarla come fosse un arrosto.

Steccare la carne inserendo  in ogni punto un pezzetto di acciuga e di aglio (steccare significa farvi dei buchi con lo stecco o con altro strumento tipo coltello per introdurvi qualcosa, prima della cottura della carne).



Infarinare il pezzo di carne su tutti i suoi lati dopo averla salata e pepata.

In una casseruola con i bordi alti e larga poco più del pezzo di carne versare la metà dell’olio evo, quando sarà ben caldo inserire la carne e rosolarla da tutti i lati quindi aggiungere il vino e farlo sfumare per qualche minuto in modo da far evaporare l’alcool.

Una volta evaporato l’alcool togliere dalla padella la carne e tenerla da parte, versare nella padella il restante olio con la foglia di alloro, i capperi, le acciughe e l’aglio avanzati.

Fare rosolare bene e quando le acciughe saranno praticamente sciolte, aggiungere gli ortaggi a pezzetti.

Dopo qualche minuto aggiungere la carne e coprire con l'acqua.

Portare a bollore, quindi abbassare la fiamma in modo da avere una temperatura appena sotto il bollore quindi coprire e lasciare cuocere per almeno un paio d’ore. Dopo un ora e mezza girare la carne.

Trascorso il tempo indicato togliere dal fuoco.

Estrarre la carne, metterla in un piatto e coprirla con la pellicola. Farla riposare a parte per almeno 12 ore, meglio se in frigo.  

Frullare con il mixer ad immersione ciò che è rimasto in padella e poi continuare al cottura  a fuoco alto così da ridurla per circa 30 minuti e formare una salsa.  Assaggiare e valutare se aggiustare di sale.

Prendere la carne, eliminare lo spago e tagliarla a fettine spesse almeno mezzo cm (solo con il riposo si evita che si sbricioli).

Aggiungere le fette di carne alla salsa e fare cuocere per ancora per una decina di minuti. 

Servire in piatti caldi nappando le fette con la salsina.


Ecco le altre ricette dalla lunga cottura:

 Carla Emilia: Lingua in umido

Catia: Pasta e ceci semplice   

Claudia: Ossobuco di Tacchino in umido con patate e piselli 

Daniela: Crostini di polenta con radicchio e noci  

Milena: Peposo dell'Impruneta  

sabato 4 novembre 2023

Risotto con spinaci e Quartirolo DOP


Q di Quartirolo e si rimane in Italia, più precisamente in Lombardia, dove questo formaggio viene prodotto. E' stato insignito della certificazione DOP ed ha un sapore particolare, leggermente acidulo, con una consistenza unica, in quanto essendo piuttosto magro le proteine proporzionalmente elevate lo rendono asciutto e quasi pastoso.

L'ho conosciuto tantissimi anno fa, ero piccola e mia madre aveva problemi di dislipidemia, nella dieta aveva per 2 volte alla settimana questo formaggio, all'epoca non piaceva a nessuno, tranne alla sottoscritta che se lo condiva con olio, sale e pepe e se ne faceva scorpacciate!

Ma passiamo alla ricetta, un classico della cucina del territorio, un risotto preparato secondo i crismi a cui si aggiunge verdura e formaggio... non può che essere speciale.

L'avanzo, se rimane, può essere passato al forno, dopo aver spolverato la teglia con pane grattugiato e Parmigiano Reggiano.... vi assicuro che anche così non è niente male!


Ingredienti per 4 persone

320 g di riso carnaroli

300 g di spinaci

150 g di Quartirolo Lombardo Dop

1,5 l di brodo

50 g di burro

2 cucchiai di olio evo

1 bicchiere di vino bianco



Cuocere gli spinaci in acqua bollente per qualche minuto, poi scolare e raffreddare in acqua fredda e ghiaccio per mantenere il colore. Passarli in padella con un cucchiaio di olio per qualche minuto, aggiustando di sale. Tritare finemente a coltello.

Scaldare una casseruola con un filo d'olio, tostare il riso per qualche minuto e poi sfumare con il vino bianco.

Lasciare evaporare, aggiungere il brodo ben caldo a poco a poco, mescolando sempre.

Cuocere per 15-18 minuti. A cinque minuti dalla fine della cottura unire gli spinaci tritati (se si vuole un riso completamente verde, si consiglia di frullarli con un mestolo di brodo, prima di aggiungerli).

Spegnere il fuoco unire il quartirolo tritato( tenere da parte qualche cubetto per decorare il piatto), mescolare bene, mantecare con il burro.

Impiattare decorando il piatto con cubetti di Quartirolo DOP, servire subito.

Con questa ricetta partecipo ad ABC - Un Mondo di ingredienti

lunedì 25 marzo 2019

Gnocchi alla lariana light


Ed oggi è la volta degli gnocchi, un piatto tipicamente italiano che pare le sue origini risalgano addirittura al Neolitico, da scavi effettuati in  val di Ledro in Trentino, sono stati portati alla luce in un villaggio dell'età del Bronzo. Per poi proseguire nelle cucine dell'Antica Roma dove erano fatti con farina di farro, acqua e sale, erano i primi impasi solidi del pulmentum. Nelle corti rinascimentali erano chiamati "zanzarelli", a base di pane e latte, miscelati poi con mandorle in scaglie e servite nel brodo allo zafferano. Nell'ottocento abbiamo i primi gnocchi di patate, le patate erano arrivate dalle Americhe 2 secoli prima, ma solo in questo periodo iniziano ad essere consumate anche dagli uomini (prima solo dal bestiame), e questa consistenza tipica di morbidezza e compattezza dovuta alla presenza di farina e patate ha ottenuto consensi trasversali dall'aristocrazia fino al popolo.
Anche noi di Light and Tasty, abbiamo voluto festeggiare questo piatto,  che grazie agli ingredienti poveri, è stato sulla tavola di tutti i ceti permettendo di sfamare con poca spesa, e proprio per quello la saggezza popolare lo ha relegato come piatto del giovedì, giornata lavorativa ed estranea a celebrazioni o feste (info dal libro "Facciamo gli gnocchi" di Gribaudo).
Per l'occasione ho voluto provare questa ricetta tipica della città di Como, presente sempre sullo stesso libro, in cui le patate non sono protagoniste, ma l'impasto è in pratica una pastella di farina uova. latte e noce moscata, ho solo alleggerito il sugo, in cui si può trovare oltre al pomodoro, pancetta e robiola per la versione classica.
Ma ecco la mia ricetta...



Ingredienti per 4 persone

250 g di farina
250 ml di latte
1 uovo

per il sugo:
 2 cucchiai di olio evo
1 scalogno
12 pomodorini rossi
12 pomodorini gialli
sale e pepe
peperoncino a piacere


Preparare il sugo: scaldare l'olio con lo scalogno tritato, aggiungere i pomodorini tagliati a metà o interi (dipende dalla dimensione), cuocere per  una decina di minuti. Aggiustare di sale e pepe, a piacere di peperoncino.

Preparare la pastella versando farina, latte e uovo in una ciotola  e con l'aiuto di una frusta mescolare bene evitando la formazione di grumi.
Portare a bollore l'acqua salata, versare a cucchiaiate gli gnocchi (io ne ho cotti 10 per volta).
Ecco la procedura precisa: abbassare la fiamma con un cucchiaino formare lo gnocco e gettarlo in acqua con l'aiuto di una punta di coltello, questo si attaccherà sul fondo dopo 30-40secondi, staccare delicatamente con un cucchiaio di legno e  alzare la fiamma, far cuocere 3-4 minuti (saliranno a galla da soli e poi contare un paio di minuti). Scolarli e gettarli nel sugo. Finiti gli gnocchi, accendere la fiamma sotto il sugo e saltarli per 4-5 minuti.
Servire con parmigiano grattugiato.

Ecco altri "GNOCCHI" speciali!

Gnocchetti di castagne con cavolo nero  di Carla Emilia

Gnocchi di riso col Bimby di Cinzia

Gnocchi di semola al profumo d’arancia con pesto di zucchine e pistacchi di Daniela

Gnocchi di semola con carciofi e speck di Maria Grazia

Gnocchi di carote con bietole arcobaleno  di Milena

venerdì 3 novembre 2017

Il pan dei morti milanese


Oggi il Calendario del Cibo Italiano presenta la giornata dei dolci dei morti.
In Italia da nord a sud si festeggia in questa giornata con cibi tipici, che variano da  regione a regione, anzi da provincia a provincia e in molti casi i dolci sono quelli più apprezzati.
Nella mia città la festività dei morti si festeggia con la polenta condita con i ciccioli (grasso di maiale cotto per lungo tempo in modo da essiccarlo, viene poi salato e/oaromatizzato), ma con nessun dolce in particolare, solo qualche castagna, sia caldarroste (basturnon) sia cotte in acqua (balit) oppure cotte senza buccia, solo con la pellicina (balogie o peloni), naturalmente accompagnate da un bicchiere di vino rosso nuovo (il mitico novello, che verrà commercializzato tra qualche giorno).
Così sono andata a prendere in prestito una ricetta milanese, il Pan dei morti, dei biscottoni croccanti esternamente e morbidi al centro, ricchi di spezie, frutta secca ed essiccata.
La ricetta è di Giuliana e il sapore è favoloso... provateli un po'!




Ingredienti (circa 20 )

200 g di biscotti secchi
120 g farina
150 g zucchero semolato
3 cucchiai rasi di cacao amaro
100g uvetta
50 g mandorle pelate
50 g pinoli
50 g ciliegie candite
2 fichi secchi (io albicocche)
1/2 cucchiaino di lievito per torte
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 cucchiaino di chiodo di garofano macinato
1/2 cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale
120ml circa vino bianco
1 albume

Ammollare l'uvetta in acqua e vino, unire i fichi secchi e/o le albicocche tagliati a pezzetti e attendere un'oretta.

Tritare i biscotti fino a renderli polvere con un mixer, metterli in una ciotola e aggiungere la farina, lo zucchero, le mandorle tritate non troppo fini, mezza dose di pinoli, le ciliegie tritate anch'esse grossolanamente, il lievito, il cacao, le spezie.
Per ultimo  inserire l'uvetta strizzata e asciugata con la carta, il pizzico di sale.

Sbattere l'albume, giusto per scioglierlo un pochino, amalgamarlo al composto di farina e biscotti, allungare poi con il vino bianco, versandolo poco alla volta, in modo che l'impasto risulti abbastanza  compatto e solido, da lavorare con le mani.


Ecco come tenere aperto il forno
Utilizzando le mani bagnate, preparare dei salsicciotti di 5 cm di diametro della lunghezza di circa 6 cm, appiattirli leggermente e cercare di dare la forma ovoidale.
Disporli sulla leccarda del forno, ricoperta di carta forno, un poco distanziati (non tendono ad appiattirsi), decorare con i pinoli rimasti la superficie.
Cuocere in forno già caldo a 180° per 5 minuti, in funzione ventilata; in questa fase si formeranno delle crepe, poi abbassare a 160°  cambiando la funzione da ventilato a statico, e tenendo un poco aperto il forno con un cucchiaio di legno, (se avete la valvola, apritela!) e proseguire la cottura per altri 15/20  minuti.
Devono essere morbidi e fondenti all'interno.
Lasciare raffreddare e poi spolverizzare di zucchero a velo.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano


lunedì 23 ottobre 2017

C'era una volta un tortello: lasagna aperta con zucca, amaretti e mostarda mantovana


Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia il tortello di zucca.
Questa pasta ripiena tipica del Nord Italia, ha ottenuto il riconoscimento dal MIPAF come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) ed è presente sia in Emilia Romagna, sia in Lombardia.
Le prime testimonianze della zucca come ingrediente risale alla fine del 1500, era un prodotto della terra che dava la possibilità di preparare piatti gustosi e nutrienti, quindi perchè non utilizzarlo?
Ve ne sono diverse varianti, dai cappellacci di zucca di Ferrara, a quelli di Parma, di Crema, di Piacenza e Cremona, tutti simili (con zucca e formaggio), ma diversi nello stesso tempo ( alcuni presentano mostarda altri mostaccioli, altri ancora amaretti, ricotta ), certo è che quando si parla di tortello di zucca subito si pensa a quello mantovano, dobbiamo essere sinceri!
Il tortello mantovano, che presenta come ingredienti zucca, amaretti mostarda mantovana, formaggio a grana, burro, noce moscata, è ricco di sapori contrastanti tra loro ma che assieme compongono un'armonia per il palato.
Proprio per riuscire a decantarlo al meglio ed evitare un tot di post tutti simili, noi del gruppo abbiamo deciso di provare a reinventarlo ecco qui tutte le diverse proposte.
Abbiamo deciso quindi di mantenere gli ingredienti base e di trasformarli in quello che più ci piace.
Personalmente ho pensato ad una lasagna, pasta ricca e appagante, proprio come il tortello che quando lo si assaggia al primo morso ti lascia basito per il gusto unico.
Per renderla più piacevole alla vista,  ho pensato ad una lasagna aperta, così da puntare su una presentazione più ordinata e al tempo stesso rendere consapevole l'assaggiatore di tutti gli ingredienti prima ancora di portarla alla bocca.
Forse l'effetto sorpresa sul gusto è limitato, ma l'aspetto visivo prende il sopravvento.
E poi nulla vieta di preparare la classica lasagna in teglia, anzi può essere consigliata se avete tanti commensali, è sicuramente più semplice l'assemblaggio e la cottura, in questo caso è sufficiente rendere più liquida la besciamella al parmigiano e infornare per una decina di minuti a 200°C con grill... e buon appetito!




Ingredienti per 4 persone

pasta
100g di farina 00
1 uovo
1 cucchiaino di olio evo
1 pizzico di sale
acqua qb.

Farcia
500g di zucca cotta a vapore
200g di ricotta
1 pizzico di sale
noce moscata

Besciamella al Parmigiano
50g di burro
50g di farina
250ml di latte
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 pizzico di sale

Mostarda di pere mantovana

Amaretti sbriciolati

Preparare la pasta: fare la fontana la farina, aggiungere l' uovo sbattuto, il sale e l'olio. Impastare manualmente e aggiungere un poco di acqua tiepida, se dovesse sembrare troppo asciutto. Quando l'impasto è ben amalgamato (la mia nonna diceva che la pasta "deve scrocchiare", cioè quando impasti si devono sentire come delle bolle che scoppiettano), lasciare riposare  per 30 minuti una ciotola coperta in modo che non si secchi.
Tirare la sfoglia con il mattarello, cercando di fare una sfoglia sottile.
Tagliare 12 quadrati 12 cm x 12cm.
Lasciare seccare sulla tavola in legno rigirandoli di tanto in tanto.

Preparare la farcia: cuocere la zucca già mondata a vapore (io con il bimby, metto nel cestello, e poi imposto varoma per 30 minuti a vel 1). Passare con lo schiaccia patate e poi far raffreddare.
Unire la zucca alla ricotta, aggiustare di sale e aromatizzare con noce moscata.
Mescolare bene in modo da ottenere  una farcia omogenea.

Preparare la besciamella: in una casseruola far sciogliere il burro su fiamma bassa, poi amalgamare la farina mescolando bene e cuocendo per circa 1-2 minuti. Fare attenzione a non farle prendere troppo colore (questo composto si chiama roux). Aggiungere latte precedentemente scaldato, poco alla volta soprattutto all'inizio, cercando di farlo assorbire in modo uniforme (così si evitano i grumi), man mano che si forma la salsa si può aggiungere quantità maggiori fino a terminare il latte, mantenendo mescolato il composto.
Far cuocere una decina di minuti dalla presenza delle piccole bollicine e infine aggiungere sale, pepe, Togliere dal fuoco aggiungere il formaggio e mescolare.

A questo punto è possibile scottare la pasta: in una pentola di acqua bollente salata aggiungere 1 cucchiaio di olio evo (utile a non far attaccare la pasta se si dovesse arrotolare su se stessa), immettere la pasta, poco alla volta, attendere 1-2 minuti al massimo, scolarla con la schiumaiola in una ciotola colma di acqua fredda e ghiaccio (per fermare la cottura).
La farcia verrà poi dispensata anche al centro 
Quando la pasta è fredda, distendere  su un canovaccio da cucina, procedere con tutti i pezzi di sfoglia, e regolarli in quanto in cottura tendono ad allargarsi (io ho deciso per mantenere quadrati 12x12cm).

A questo punto prima di assemblare prepararsi gli amaretti sbriciolati, la mostarda tagliata a pezzetti e la farcia in un sac a poche.

Assemblare sul piatto mettendo mezzo cucchiaio di besciamella sul fondo, adagiare la lasagna, spalmare la besciamella al parmigiano, spolverizzare con un poco di amaretti sbriciolati e posizionare qualche  pezzetto di mostarda, dispensare la farcia in modo più regolare possibile, fare un ulteriore strato.
Consiglio di spalmare la lasagna prima di posizionarla supra la farcia.
Fare più strati,  a mio parere tre sono sufficienti e finire con besciamella al parmigiano con pezzetti di mostarda e amaretti.
Cuocere ogni piatto in forno a microonde per 3-4 minuti micro + grill combinato.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano

lunedì 16 ottobre 2017

La torta Bertolina



Oggi Light and Tasty si occupa di uva!
Certo l'uva non è proprio il classico cibo light, ma se consumato con moderazione è una vera miniera di sostanze benefiche!
Soprattutto l'uva nera a livello della buccia contiene notevoli quantità di polifenoli , che hanno proprietà antiossidanti e il resveratrolo che è un antiaggregante piastrinico e fluidificante del sangue, un protettore per problemi cardiaci e di circolazione..
Contiene inoltre  zuccheri semplici facilmente digeribili, oligoelementi, in piccola quantità anche proteine e lipidi; ma prevalentemente è ricco di sali minerali, come zinco, potassio, magnesio, ferro, e vitamine del gruppo B, A e C, nutrizionisti  consigliano l'uso anche a chi è in sovrappeso, purchè non diabetico, visto l'alto contenuto di zuccheri.
Ho voluto provare a preparare la torta Bertolina, una torta tipica della città di Crema, è un prodotto agroalimentare tipico, e a settembre le viene dedicata una sagra, durante la quale è possibile assaggiarla. Gli ingredienti sono poveri, una torta lievitata, con poco zucchero e farina bianca e di mais, che la rende ancora più rustica!
Ero curiosa di provarla, purtroppo non ho trovato l'uva fragola, ma vi assicuro che è ottima pure così!
La ricetta è presa da qui.






Ingredienti

400 g di uva nera (meglio uva fragola)
175 g di Farina 0
170 g di Acqua
75 g di Farina di Mais Fioretto
70 g di Zucchero semolato
8 g di lievito di birra fresco
2 cucchiai di Olio evo
1 pizzico di sale
2 cucchiaio di zucchero di Canna integrale







Miscelare le due farine in una ciotola con lo zucchero.

Sciogliere il lievito nella metà dell’acqua intiepidita, aggiungerla alle farine e poi proseguire con il resto dell'acqua.

Impastare e solo alla fine inserire olio e sale.

L'impasto è molto morbido, utilizzare una spatola per mescolarlo al meglio.

Lasciare lievitare per almeno 1 ora o fino al raddoppio, chiuso da una pellicola in luogo riparato (io il forno chiuso).

Nel frattempo togliere tutti gli acini dai grappoli dell’uva, lavare bene ed asciugare cercando di lasciarli integri.

Quando l’impasto risulterà lievitato, aggiungere metà dei chicchi di uva e con la spatola incorporarli delicatamente (non si devono rompere le bollicine di gas prodotte dai lieviti, quindi usare cautela!).

Imburrare una tortiera di diametro cm 20 o 22 apribile e mettere sul fondo carta da forno.

Rovesciare l’impasto nella tortiera aiutandosi con la spatola e distribuire sopra la restante uva facendola un poco affondare, spolverizzare con lo zucchero di canna integrale.

Coprire la torta con pellicola  e far lievitare per la seconda volta almeno 45 minuti.

Nel frattempo scaldare il forno a 220 °C, infornare la torta per 12 minuti, poi abbassare la temperatura a 200°C e continuare la cottura per altri 12 minuti, abbassare ancora a 180°C e cuocere per altri 10 minuti.

Questi step di cottura sono molto importanti per la buona riuscita della torta!


Ecco altre proposte!

Bocconcini di pollo con uva e zenzero di Daniela

Insalata d’autunno con farro e frutta di  Maria Grazia

Uvjito e tartine uva e robiola di Milena

Crostino di montagna con speck, uva, formaggio e miele  di Simona

giovedì 8 giugno 2017

Brutti ma buoni




Oggi per il Calendario del Cibo Italiano è la Giornata Nazionale della meringa.
Quel dolce a base di albumi e zucchero che ci fa tornare ancora bambini.
Da piccola amavo le meringhe riempite di panna montata, e le compravo spesso quando andavo in città, qui c''era una pasticceria chiamata Offelleria Lombarda, che ne produceva di favolose.
Mia madre si prendeva un caffè ed io affondavo i denti in quelle nuvole bianche deliziose (già allora ero una buongustaia!).
In questa giornata dedicata alla meringa è giusto ricordare i due metodi di preparazione, che sono vere basi di cucina:
- La meringa Francese , chiamata così perchè pare che sia nato in Francia, ma venne presto usato anche in Italia è prodotta montando gli albumi d'uova un lo zucchero direttamente con al limite un goccio di succo di limone (utile a stabilizzare il composto)
-La meringa Italiana viene preparata con lo sciroppo di zucchero a 121°C, utile a pastorizzare gli albumi, quindi dopo aver portato lo sciroppo a 121°C si unisce a filo agli albumi precedentemente montati e si continua a montare fintanto che il composto non si raffredda (deve tornare a 40°C).
Oggi ho preparato una meringa francese proprio per preparare i brutti ma buoni, che sono dei dolcetti  chiamati così per l'aspetto informe e scuretto, con bitorzoli dovuti alla presenza di frutta secca a pezzetti non regolari.
Sono originari di Gavirate in provincia di Varese, pare siano stati creati  nel 1878 dal pasticcere Costantino Veniani.
venivano realizzati, incartati e confezionati a mano, avvolti nella tipica e inimitabile cartina stile liberty della pasticceria (il cui marchio è anche registrato).
Ormai sono prodotti e conosciuti in tutt'Italia e possono essere preparati con nocciole oppure nocciole e mandorle, ultimamente oltre alla classica vaniglia come aroma viene aggiunta pure la cannella.
Importante è la doppia cottura, prima in padella per asciugare il composto e poi in forno, dove anche qui non deve cuocere ad alta temperatura, ma solo liberarsi dell'umidità, in modo che risultino il più croccante possibile.
Ecco la mia ricetta.




Ingredienti (per 30 biscotti)

150g di albumi

150g di zucchero

200g di nocciole intere

1/2 bacca di vaniglia (semini)







Tostare in una padella calda le nocciole per 4-5 minuti, facendo attenzione a non bruciarle.

Tritare grossolanamente con mixer o bimby (io bimby a vel 6 per 3 sec), non deve essere una farina.

Montare gli albumi a neve ferma con le fruste elettriche, aggiungendo gradatamente le zucchero, deve formare il classico becco.

Incorporare le nocciole tritate e i semi di vaniglia, utilizzando un leccapentola, e muovendo il composto dal basso verso l'alto per evitare che si smontino.

Scaldare una padella antiaderente e inserire metà del composto montato, cuocere su fuoco basso continuando a mescolare con una spatola di legno, fino a quando il composto non si asciuga un poco e tende a diventare beige (per la caramellizzazione dello zucchero).

A questo punto foderare la leccarda con cartaforno.

Formare delle palline con l'aiuto si due cucchiaini, posizionarle a distanza tra loro, e poi procedere alla cottura con forno già caldo a 140-150°C, funzione statica per 55-60 minuti (controllare la colorazione, non la consistenza , quando le tirerete fuori dal forno saranno ancora morbide).

Far raffreddare completamente su gratella (molto importante).


Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano




venerdì 19 maggio 2017

Schita dolce e salata


Quest’anno il Giro d’Italia, la competizione sportiva ciclistica più famosa del nostro Paese, compie 100 anni.
AIFB non voleva mancare a questo appuntamento importante per l'Italia e lo sport in generale e ci ha chiesto di partecipare virtualmente al Giro proponendo piatti della tradizione tipici dei luoghi in cui la carovana passa.
Siamo circa  a metà della manifestazione e oggi i ciclisti passeranno a 100m da casa mia, è la 19 esima tappa: Reggio Emilia -Tortona, passando lungo la via Emilia, attraversando Parma, Piacenza, Voghera.
Mi sarebbe piaciuto per l'occasione proporre un piatto emiliano, qui dove le ricette della mia regione sono sempre "di casa", ma poi ho pensato a questo evento come momento di crescita personale.
Mi sono interessata ed informata sulle ricette tipiche dell'Oltrepò pavese, e così che ho scelto: la schita, una frittella dolce o salata tipica della zona di Casteggio.
E' molto sfiziosa, una specie di crespella croccante e sottile, che si può condire con zucchero o miele, oppure servire con i salumi tipici della zona.
La schita affonda le sue radici nell'Oltrepo pavese da epoca antichissima quando i contadini iniziavano la giornata lavorativa con questa sottile focaccina fritta nello strutto.
Un alimento povero (farina e acqua), dalla preparazione  veloce e molto sostanziosa.
La pastella con cui si prepara viene chiamata colla, infatti ricorda la preparazione della colla utilizzata per le bambole di cartapesta, infatti S. Giuletta, un paesino dei dintorni era rinomato per questa sua produzione.
Fortunago (Pv)
Esiste anche una sagra dedicata a questo piatto, organizzata dalla  pro loco di Fortunago la "sagra del 'schita".  Fortunago è un paesino arroccato sopra Casteggio, sulle colline che dividono le valli della Coppa e dell'Ardivestra, fa parte del club de "I borghi più belli d'Italia" (un'associazione privata che promuove i piccoli centri abitati italiani che decidono di associarsi ad essa con una qualifica di "spiccato interesse storico e artistico").

Ma passiamo alla ricetta, che domani troverà posto sui social co questi Hashtag ufficiali: #aifb #Giro100 #Giroditalia #grantourditalia



Ingredienti per 6 schite

150g di farina,
300ml di acqua.
1 cucchiaio di succo di limone ,
2 cucchiai di strutto o olio per friggere,
1 pizzico di sale fino,
1 uovo (facoltativo).

Mettere in una terrina farina, sale, uovo e succo di limone: mescolare con la forchetta e aggiungere a poco a poco l'acqua fredda, regolando la quantità in modo che la pastella risulti morbida, se si dovessero formare dei grumi si consiglia di frullare per 10-15 secondi il composto.

In un tegame antiaderente scaldare lo strutto o in alternativa l'olio e calare poche cucchiaiate di impasto, pareggiandolo con un cucchiaio.

La schita deve risultare il più sottile possibile.

Friggere da entrambi le parti per qualche minuti, passarla su carta assorbente per farla asciugare e procedere con la cottura del resto dell'impasto.

Servire ben calde.





Se vengono servite dolci è possibile spolverizzarle con un poco di zucchero semolato o un cucchiaino di miele.
Altra possibilità, visto che l'impasto ha un gusto neutro, è servirle con i salumi, consiglio personale il Salame di Varzi Dop, una vera chicca di questa zona.

domenica 23 aprile 2017

Pan de mei per S. Giorgio!



Oggi è il 23 aprile,San Giorgio, protettore dei lattai, e il Calendario del Cibo Italiano festeggia il Pan de Mej!
In Lombardia nelle case contadine, era tradizione in questa giornata dedicata alla firma dei contratti annuali della fornitura di latte, preparare un dolce tipico, piuttosto rustico, il pan meino, o pan de mej.
Questi biscottoni venivano  inzuppati nella panna fresca o nel latte e erano sempre apprezzati da tutti, grandi e piccini.
Ho assaggiato questo dolcetto ad un corso di pasticceria del grande maestro Iginio Massari e questa che presento è la sua ricetta che compare nella piccola dispensa che mi aveva regalato e che conservo gelosamente ormai da 3 anni e mezzo.
Naturalmente ho diminuito le dosi, ma mantenendo le proporzioni di tutti gli ingredienti, e il risultato è stato più che soddisfacente, ho variato il latte in polvere con latte condensato...so che non è la stessa cosa ma non ne avevo a disposizione.




Ingredienti


150g di farina di frumento debole
100g di farina di mais fioretto
85g di zucchero semolato
85g di burro a pomata
16g di miele
16g di latte in polvere (io condensato)
16g di uova intere
1g di sale
8g di baking (lievito chimico)
85g di latte intero

zucchero a velo
zucchero semolato
fiori di sambuco

Montare il burro con le fruste elettriche per circa 10 minuti, dopo aver aggiunto lo zucchero, il sale, il miele e il latte condensato.
Sgusciare un uovo in una scodella sbattere con la forchetta e pesare la dose ridotta direttamente nella crema montata, unire il latte a poco a poco continuando a montare con le fruste.

Senza smettere di montare unire la farina gialla e successivamente la farina bianca setacciata con il lievito chimico.

Inserire l'impasto nel sacchetto della tasca con bocchetta liscia (anche rigata non è un problema!). Distribuire  sulla leccarda del forno formando dei cerchi di circa 6-7 cm di diametro, che poi verranno riempiti  come da foto.

Cospargere di zucchero a velo setacciato, di zucchero semolato e di fiori di sambuco essiccati.

Cuocere a 160°C in forno già caldo per circa 15 minuti (controllare la colorazione), tenderanno ad allargarsi in cottura, non vi preoccupate è tutto regolare, possono arrivare anche a 10cm di diametro!

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano



venerdì 3 marzo 2017

Pizzoccheri dalla Valtellina



Il cielo è grigio, qualche goccia di pioggia bagna il vetro della finestra, il cane ronfa sul suo tappetino di pile, senza dare segni di vita, sembra davvero autunno!

Invece da pochi giorni è iniziato marzo,e non sembra vero che nella giornata di ieri splendeva un sole meraviglioso e quasi caldo.
Per ristorare gli animi e rendere un po' meno triste questa giornata, ho pensato di preparare i pizzoccheri, un piatto tipico della Valtellina, decisamente "robusto", ma se lo serviamo come piatto unico facciamo la gioia dei nostri commensali e non prepariamo il secondo! 😜
Voglio ricordare che i pizzoccheri sono una pasta con formato simile a tagliatelle corte, prodotta solo con grano saraceno. E' quindi naturalmente senza glutine e adatta per chi soffre di celiachia.
Quindi bando alle ciance e via di ricetta!!!



Ingredienti per 4 persone

400g di pizzoccheri
2 patate
1/4 di verza
2 spicchi di aglio
50g di burro
150g di Casera
50g Parmigiano Reggiano grattugiato
salvia
sale e pepe






Tagliare le patate a cubotti (3 x 3 cm)  dopo averle pelate; prendere la verza,mondarla, lavarla  e affettarla a larghe strisce.
Mettere a bollire abbondante acqua salata, quando raggiunge il bollore inserire le patate, dopo 5 minuti la verza e dopo altri 5 minuti i pizzoccheri,  a questo punto controllare sulla confezione i tempi di cottura e attenersi a quello (i miei erano 10 minuti).
A parte in una larga padella rosolare il burro con la salvia e l'aglio vestito (che poi verrà tolto), scolare la pasta con la verdura, saltarla velocemente in padella.
Imburrare una teglia, mettere metà della pasta saltata, condire con fette sottili o cubetti di Casera e parmigiano grattugiato,  finire con il resto della pasta e terminare con altro Casera,  Parmigiano e una spolverata di pepe.
Passare in forno caldo 180°C con grill per 7-10 minuti, in modo da ottenere una crosticina dorata.
Lasciare riposare 5 minuti prima di servire.