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giovedì 4 marzo 2021

Pisarei al sugo di calamari e orata



Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia la giornata dei pisarei e faso, piatto tipico della mia città, Piacenza, potevo non partecipare? Certo che no! Così dopo aver consultato il blog e aver valutato tutte le diverse versioni presenti, da quella classica con ricetta codificata a quella della nonna, passando per quella storica (con i fagioli dall'occhio anziché i borlotti) ho pensato di proporli con un sugo di pesce...sicuramente poco tradizionale per questo piatto nato nella Pianura Padana, ma buonissimo. Infatti ne ho avuto la riprova proprio questa estate in un ristorante cittadino e mi hanno convinto alla grande, il sugo saporito e leggermente piccante di pesce si sposa bene con il gnocchetto a base di pane, la cottura assieme rende il condimento "spesso" e vellutato, che migliora ulteriormente il piatto. Insomma che ve lo di a fa...provateli!!! 


Ingredienti per 4 persone


Pasta:
300g di farina 00
150g di pane grattugiato
sale
10g di burro
acqua calda q.b.

Sugo:
3 calamari
4 filetti di orata
1 cipolla piccola
2 cucchiai di olio evo
100ml di vino bianco secco
2 cucchiaini di passata di pomodoro
10 pomodorini freschi
1 spicchio di aglio
sale e peperoncino
prezzemolo


Preparare la pasta: disporre la farina a fontana con all'interno il pane, il sale e il burro, scottare il pane con acqua calda.

Lasciare raffreddare, impastare il tutto velocemente e far riposare l'impasto coperto per 10-15 minuti.

Procedere facendo dei piccoli cordoncini di pasta dal diametro di 4mm circa che poi vengono spezzati a mano modellati a gnocchetto.

Preparare il sugo: tagliare a piccoli pezzi i calamari dopo averli eviscerati e lavati con acqua corrente. Togliere la pelle dall'orata e tagliarla a cubetti.

Scaldare in padella l'olio e rosolare l'aglio e la cipolla tritata finemente,  togliere l'aglio e unire i calamari. Dopo un minuto circa sfumare con il vino ed evaporato l'alcol unire la passata i pomodorini tagliati in due e una spolverata di peperoncino. Lasciare cuocere 10-15 minuti. Unire l'orata e proseguire ancora per 5 minuti. Spegnere il fuoco.

Cuocere i gnocchetti in abbondante acqua salata.

Scolarli appena salgono in superficie, e aggiungerli al sugo, saltare  assieme per qualche minuto aggiungendo un poco di acqua di cottura della pasta così da formare una leggera "cremina".

Servire subito con una leggera spolverata di prezzemolo tritato.

giovedì 22 agosto 2019

Piada allo squaquerone, rucola e lombetto affumicato


Per questo ultimo appuntamento di "Vamos alla piada again" posto una farcitura quasi classica, lo squaquerone, il formaggio da piadina più richiesto in Romagna, e il lombetto affumicato, un salume poco conosciuto, ma che vi consiglio per il sapore, affumicato poi è davvero eccezionale, e la consistenza unica, visto che è molto magro.
La rucola poi è il tocco "pizzichino" che ci vuole, oltre ad essere ideale per "colorare" la nostra piada.
Questa ricetta nonricetta, è trovo tanto banale da essere imbarazzante, ma di un buono che sono sicura verrà apprezzata da tutti i vostri amici.
Purtroppo non sono riuscita a realizzare una piadina dolce, ci ho provato e riprovato ad idearla, ma per me non aveva mai un senso logico, niente mi convinceva... in ogni caso non getterò la spugna ma persevererò nell'intento... Promesso!!!




Ingredienti per 3 piade

3 piade "La ritrovata con Lievito Madre" di Fresco Piada
150g di squaquerone
150g di lombetto affumicato
50g di rucola lavata e mondata
1 cucchiaino di olio evo


Scaldare il testo, mettere la piada lasciare riscaldare per 30-40 secondi, poi rigirarla e farcirla.
Prima di tutto mettere lo squaquerone, poi ricoprire con il lombetto affettato affumicato e infine cospargere di rucola e un filo di olio evo.
Chiudere la piada e servirla subito!

giovedì 11 luglio 2019

Piada alle lumache trifolate e robiola per Vamos a la Piada


Oggi il Calendario del cibo italiano festeggia la giornata della Piada.
La piada o piadina è il classico Street food romagnolo, una bontà di cui andiamo molto orgogliosi noi che siamo di questa regione.

In  questo flash mob in cui la piadina è la vera protagonista proprio non potevo mancare, ed essendo stata in vacanza a Cattolica, mi sono procurata le piadine da Fresco Piada, un'azienda artigianale efficiente e che produce piade precotte utilizzando materie prime di eccellenza, sono andata direttamente sul posto e devo ringraziare Michela ed Ivan per avermi fatto visitare il laboratorio di produzione.

La particolarità di questa azienda è la ricerca delle materie prime di qualità, l'artigianalità della produzione con cottura manuale e raffreddamento a temperatura ambiente.
Tutte queste caratteristiche rendono la loro piadina un prodotto speciale.

La cottura avviene su piastre a temperatura controllata, dove personale specializzato le cuoce ad una ad una ponendo attenzione ad ogni minimo particolare, sono poi trasportate da un nastro lunghissimo (chiamato anaconda)  che permette il raffreddamento lento, evitando stress termici. Infine arrivano in camera bianca dove vengono verificate manualmente e confezionate.



Tutta questa cura nella preparazione danno luogo ad un prodotto fragrante, leggero e digeribile, di alta qualità!

Le proposte di Fresco Piada sono tante e tutte particolari nel loro genere, trovate quella ai grani antichi, quella all'olio extravergine d'oliva e tante altre (qui le potete ammirare tutte)!
Per la mia partecipazione al Flash mob ho sperimentato la Ritrovata Tradizionale, prodotta solo con grani coltivati in Romagna e insaporita con sale integrale di Cervia, dalle dimensioni leggermente maggiori rispetto alle altre e dalla ricetta della tradizione.


L'ho farcita con un le lumache trifolate, a cui ho aggiunto un formaggio morbido e fresco (robiola) per dare un tocco di acidità e di morbidezza alla farcia. Le lumache nel piacentino sono spesso consumate, soprattutto in umido, ma questa variante trifolata rende la ricetta più aromatica ed adatta alla stagione calda.




Ingredienti
per 3 piade

500g di Lumache surgelate
1 cipolla piccola
1 mazzetto di prezzemolo tritato
1 canna di sedano
olio evo
1 bicchiere di vino bianco secco
240g di robiola





Scongelare le lumache in frigo per 1 notte, lavare sotto acqua corrente e cuocere in acqua abbondante portando a bollore e proseguendo la cottura per 30-40 minuti.
Preparare un soffritto con 3-4 cucchiaio di olio, cipolla tritata, sedano tritato, unire le lumache, sfumare con il vino e cuocere per 1 oretta, aggiungendo un poco di acqua se fosse necessario, 10 minuti dalla fine unire il prezzemolo ed aggiustare di sale.

Scaldare il testo, che dovrà essere ben caldo, posizionare la piada e dopo 30 secondi, girarla e attendere ancora 30 secondi (vederete le bolle riformarsi), poi iniziate a farcirla: spalmare il formaggio e condirlo con le lumache trifolate, chiudete la piada e servite subito!

sabato 29 dicembre 2018

Tartare con il polpo



Questa ricetta l'ho preparata qualche settimana fa per il Calendario del Cibo Italiano, era un post dedicato alla vigilia di Natale.
E' una tartare di verdure servita con il polpo,  un ottimo piatto, semplice ma d'effetto. Le verdure crude lo rendono adatto anche per l'estate,in famiglia ha riscosso un discreto successo, e quindi ci tenevo a riproporlo qua, sul mio blog, così da poterlo ritrovare al momento del bisogno.
Molto interessante anche la salsa di sedano, non dobbiamo dimenticarla, potrà essere utilizzata anche per altri piatti!
Ora taggo il post in cui erano raccolte tutte le ricette di un pranzo ideale della vigilia, mi ha colpito particolarmente e se volete andare a dare un'occhiata sono sicura che ne rimarrete soddisfatti!


                                                                                 

Ingredienti per 4 persone

800g di polpo
4 asparagi
1 gambo di sedano
50g di pinoli
2 carote
1 cipolla bianca
1 cipolla rossa
1 zucchina
1 mela verde
100ml di vino bianco
1 cucchiaio di olive taggiasche sott’olio
1 cucchiaino di capperi sotto sale
Prezzemolo
Olio evo
Sale e pepe


Lavare accuratamente il polpo, immergerlo in acqua (deve coprirlo appena) unire il vino, la cipolla bianca, una carota e una canna di sedano.
Cuocere per 40 minuti dal bollore a fuoco basso. Far raffreddare nella sua acqua di cottura.

Nel frattempo tritare a piccoli cubetti:1 canna di sedano, 1 carota, la parte verde della zucchina, gli asparagi. Fare lo stesso con la cipolla rossa e poi metterla in ammollo in acqua fredda per 15 minuti,prima di scolarla asciugarla e aggiungerla alle verdure.
Aggiungere i capperi dissalati, le olive e il prezzemolo, tutti tritati.
Condire  con olio, sale e pepe e lasciate a marinare.

Riprendere il polpo, togliere la pelle rosa scuro e poi tagliare a tocchetti. Unire il polpo alle verdure aggiungere la mela verde tagliata a tocchetti e mescolare con cura.

Servire  a temperatura ambiente con la salsa al sedano, preparata così: sfogliare il sedano, lavare le foglie ed asciugarle. Tritare con i pinoli aggiungendo a filo 50ml di olio in modo da emulsionare la salsa. Aggiustare di sale.

Servire nei piatti individuali utilizzando un coppapasta (premete bene dopo aver inserito la tartare e attendete un minuto) e decorando con la salsa di sedano. La salsa può essere servita anche a parte.

lunedì 16 luglio 2018

Calamari ripieni e pasta all'uovo


I calamari ripieni sono un secondo piatto della tradizione che ogni famiglia farcisce come preferisce e in base a come "faceva la nonna", molto versatili e sfiziosi, sono spesso preparati anche quando gli invitati non amano il gusto del pesce.
Ho voluto provare a farci un piatto unico, un po' come il classico risotto con gli ossibuchi, tipico milanese.
Il sugo è davvero molto saporito, complice anche il parmigiano del ripieno, i quadrucci li ho scelti ricordando un vecchio piatto romagnolo (qui), insomma un mix di idee e sapori che a noi è piaciuto parecchio. Ecco la ricetta! 


Ingredienti per 4 persone

250g di quadrucci all'uovo
4 calamari
5 cucchiai di Parmigiano Reggiano
5 cucchiai di pane grattugiato
1 scalogno
10 olive
1 uovo
100ml di vino bianco secco
3 cucchiai di passata di pomodoro
2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
sale
prezzemolo
olio evo

Lavare i calamari già puliti, e staccare i tentacoli dalle sacche.
Rosolare in una padella lo scalogno tritato con 2 cucchiai di olio evo, unire i tentacoli tagliati a tocchetti e cuocerli per qualche minuto.
Lasciare raffreddare.
In una ciotola unire il formaggio e il pane grattugiato, le olive tritate, l'uovo, i tentacoli e un poco di prezzemolo tritato.
Aggiustare di sale. Mescolare bene così da rendere omogenea la farcia, se fosse asciutto aggiungere un poco di olio.

Con l'aiuto di un cucchiaino, riempire con il composto le sacche dei calamari per 2 terzi (non di più, perchè il ripieno si gonfia e tenderebbe ad uscire) e chiudere le aperture con stuzzicadenti.

Scaldare in una casseruola 3 cucchiai di olio evo, rosolare i calamari farciti  5 minuti girandoli da ogni parte, sfumare con il vino bianco e aggiungere la passata e il concentrato di pomodoro.
Allungare con mezzo bicchiere di acqua, mettere il coperchio e cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti, girando di tanto in tanto i calamari.

Nel frattempo cuocere la pasta in acqua bollente salata per il tempo indicato sulla confezione.
Scolare la pasta e condirla con il sugo in cui sono cotti i calamari.
Servire la pasta direttamente nei piatti con 1 calamaro affettato a porzione e una spolverata di prezzemolo tritato.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano

venerdì 11 maggio 2018

Il polpettone della signora Nene


Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia Petronilla, alias Amalia Moretti Foggia, un medico gastronomo dell'inizio del secolo scorso, ua figura molto particolare, affascinante, una food blogger d'altri tempi. Qui ne parlo introducendo una ricetta, suo cavallo di battaglia, Riso e Uova.
Oggi ho voluto provare questo polpettone, che poi in realtà è un arrotolato di vitello farcito, il titolo mi ha colpito.
In famiglia sono io " la Nene", soprannome che mi sono data da piccola, quando non riuscivo a pronunciare la parola Elena, e rimasto in uso per i familiari stretti. La mia mamma mi chiamava così, e anche gli amici  più vicini, ora sempre meno persone lo fanno, ma quando mi chiamano in quel modo mi fa un piacere immenso, è come se mi volessero più bene! Sono affezionata a quelle due sillabe, quindi perchè non provare la ricetta?
Eccola! Buonissima nella sua semplicità, un risolvi-cena diverso dal solito, da provare assolutamente!




Ingredienti per 4 persone

1 fetta di vitello (da 600g)
150g di mortadella o prosciutto cotto
3 uova
2 cipolle
2 fette di lardo (io l'ho omesso)
salvia
rosmarino
olio extravergine di oliva
burro
100ml di vino bianco secco
sale



Posizionare la fetta di vitello sul tagliere, se fosse un poco spessa passarla con il batticarne, mentre se non avete trovato una fetta grande è possibile usare 3 fette, sovrapponendole le une alle altre.

Preparare una frittata con le uova sbattute e due pizzichi di sale: mettere due cucchiai di olio in una padella larga quanto la fetta di carne e inserire il composto di uova. Muovere la padella mentre cuoce così da non far attaccare la frittata al fondo, non appena rappresa girare la frittata aiutandosi con un  coperchio bagnato e cuocere ancora 1 minuto. Far raffreddare.

Nel frattempo ricoprire la carne con qualche fetta di mortadella o prosciutto cotto, sopra a questo la frittata, ormai fredda, e poi ancora uno strato di prosciutto o mortadella. Arrotolare fino a formare un bel rotolo, fermare con spago da cucina. Aromatizzare con rosmarino e qualche foglia di salvia. Salare la superficie e avvolgere con le fette di lardo (se le aggiungete).

In una casseruola scaldare il burro e altre due cucchiai di olio, mettere a rosolare il polpettone da ogni lato.
Tagliare le cipolle a fette sottili, aggiungerle al polpettone e aggiustare di sale.
Sfumare con il vino bianco e poi cuocere con coperchio per 1 oretta su fuoco basso, aggiungendo un poco di acqua se le cipolle dovessero attaccarsi al fondo.

Prima di affettare, far raffreddare per una quindicina di minuti, è un segreto per evitare che si rompa.
Servire con le cipolle passate e un'insalatina fresca


Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano, dove nella giornata di oggi troverete una carrellata di ricette della nostra beniamina!

sabato 21 aprile 2018

Concicla alla maniera di Apicio ovvero zuppa di piselli dell'Antica Roma


Oggi il Calendario del Cibo Italiano parla della cucina dell'Antica Roma, la cucina dei nostri avi.
Nei tempi arcaici il piatto nazionale romano erano le crocchette rapprese di polenta di miglio cotta nel latte (puls fitilla), poi la vera e propria polenta, i pasti erano frugali ed essenziali.
A partire dall'età di Augusto, con la conquista dell'Oriente e gli intensi rapporti commerciali l'alimentazione romana cambiò rotta.
Il cibo prima inteso come puro sostentamento divenne in epoca imperiale ricerca del gusto, grazie anche all'uso delle spezie e dei profumi, importati dall'Oriente.
I romani consumavano solitamente in tre pasti quotidiani che agli inizi erano chiamati ientaculum, cena, vesperna e quando quest'ultima sparì, fu sostituita dal prandium.
La colazione (ientaculum) consumata prima di recarsi al lavoro era semplicissima: un bicchiere d'acqua o qualche avanzo della cena della sera prima, per il prandium, difficilmente il popolo tornava a casa, spesso si mangiava nelle tabernae, cibi semplici come uova sode, formaggio, legumi e pane.
Per tutti il pasto principale era quindi la cena, che si consumava attorno ad un tavolo seduti su panche, con pasti più o meno frugali a seconda delle disponibilità economiche e del ceto sociale.
Apicio fu il gastronomo dell'epoca, il primo che parlò di ricette di cucina. Nel III secolo d.C. si compilò una raccolta di ricette a nome di Apicio, il De re coquinaria (L'arte culinaria), in dieci libri, ma l'autore non è noto.
Da questo documento si evince l'importanza dei condimenti, del miele, degli aromi ,delle spezie, del mosto cotto, ma soprattutto del garum, una salsa a base di pesce.
Ecco una zuppa di piselli  chiamata Concicla (nome che indica le zuppe di legumi) e cucinata proprio alla maniera di Apicio.


Ingredienti per 4 persone

500g di piselli sgranati
50g di polpa di maiale tritata
150g di luganega
2 cipollotti
ligustico (1 canna piccola di sedano)
100ml di vino bianco
1 cucchiaio di garum (colatura di alici)
1 cucchiaino di pepe nero
1 cucchiaino di aneto
1 cucchiaino di origano
coriandolo
olio evo

Mettere i piselli sgranati e lavati in circa 500ml di acqua, quando arriva a bollore togliere la schiuma con un mestolo forato.
Aggiungere la luganega  a pezzetti.
Nel frattempo tritare due cipollotti e il sedano finemente.
Con la polpa di maiale tritata preparare piccole polpette poco più grandi dei piselli.
Unire polpettine sedano e cipollotti agli altri ingredienti.
Un in mortaio pestare il pepe nero, l'aneto, origano secco, allungare con colatura di alici e mescolare accuratamente dopo aver inserito anche il vino bianco.
Aggiungere le spezie e gli aromi alla concicla.
Prima di servire spolverizzare con coriandolo fresco tritato e un giro di olio evo.

Questa ricetta partecipa al Calendario del Cibo Italiano


domenica 15 aprile 2018

Bonbon di cioccolato di Totò


Oggi il Calendario del Cibo Italiano dedica la giornata ad un grande artista italiano Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in arte Totò.
Nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 e muore a Roma nel 1967, il 15 aprile, stroncato da un infarto nella sua abitazione romana. Pare che le sue ultime parole siano state:" Mi sento male… portatemi a Napoli".
Questo dimostra quanto fosse affezionato alla sua città, che ha fatto conoscere al grande pubblico attraverso le sue opere.
Non tutti sanno però che era un'appassionato cultore del cibo, aveva un motto “A tavola si capisce chi sei e con chi hai a che fare” ed effettivamente se si osserva mangiare una persona si può capire diversi aspetti del suo carattere.
Grazie alle doti culinarie di sua madre imparò ad amare il cibo e la cucina e  aveva raccolto tutte le ricette di famiglia in un quaderno nero che gli era tanto caro.
Questo quaderno nero fu rielaborato da sua figlia Liliana De Curtis e oggi è un libro di ricette, intitolato “Fegato qua, Fegato là, fegato fritto e baccalà” Le ricette di Totò ovvero, quisquilie a pranzo e pinzillacchere a cena, pubblicato da Rizzoli nel 2001.
Ad ogni ricetta viene fatta precedere una citazione tratta da uno dei suoi film.

Anche questi deliziosi Bonbon vengono da lì e la citazione in questo caso é:

"Per i bambini caffèllatte alla mattina e
pipì prima di andare a letto...
Concesso? No, basta il vasetto da notte."
(Il Monaco di Monza)




Ingredienti per 25-28 pezzi
65g di mandorle
65g di nocciole
150g di zucchero a velo
1 albume grande
55g di cacao dolce
20g di burro

Tritate le mandorle e le nocciole, unire poi 1 cucchiaio di zucchero a velo, il cacao e il burro a pomata.
Montate l'albume a neve.
Con l'aiuto di un leccapentola amalgamate tutti gli ingredienti, e con le mani inumidite preparate delle palline grandi quanto una noce.
Posizionatele su carta forno e cuocete con forno ventilato e caldo (a 150°C), per 20 minuti circa.
Lasciate raffreddare 5 minuti e poi rotolarli nel rimanente zucchero a velo.
Fate raffreddare completamente prima di assaporarle con un buon caffè napoletano!


Con questa ricetta partecipo al Calendario del cibo italiano, e oggi a questo link troverete un menù tratto dal libro di Totò, correte a leggere!!!! C'è pure un meraviglioso REGALO per voi!!!

sabato 24 marzo 2018

La pastiera napoletana



Oggi giornata speciale!!! E' la giornata della Pastiera Napoletana al Calendario del Cibo Italiano!
Questo dolce buonissimo della cucina campana è il classico dolce di Pasqua!
vi è anche una leggenda legata a questa torta, la protagonista è la sirena Partenope, che incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, pare avesse deciso di stabilirsi lì.
Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare con canti d'amore  le popolazioni della zona.
Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e per ringraziarla, decisero di offrirle dei doni preziosi e  sette bellissime fanciulle dei villaggi vicini al golfo furono incaricate di consegnare i doni alla bella Partenope.
- la farina, forza e ricchezza della campagna;
- la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle;
- le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova;
- il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura;
- l’acqua di fiori d’arancio, perché anche i profumi della terra solevano rendere omaggio;
- le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo;
- lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal suo canto.

La sirena accettò felice e si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina  dove depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

Questa leggenda non è bellissima?

Be quest'anno la mia pastiera, confezionata con la ricetta tradizionale, è davvero molto buona, la ricetta è di Anna e del risultato sono stata molto soddisfatta, grazie finalmente ci sono riuscita a prepararla come desideravo!
Grazie  Anna!



Ingredienti (diam 28cm)

Pasta frolla
500g di farina
1 uovo intero grande
2 tuorli grandi
150g di zucchero
250g di burro
1/2 bacca di vaniglia ( i semini)
la scorza grattugiata di 1/2 limone
1 cucchiaio di latte
un pizzico di sale



Nel mixer frullare velocemente il burro (freddo) a pezzetti con la farina fino ad ottenere uno sfarinato, unire lo zucchero, l’uovo, i tuorli e il sale, azionare ancora.
Aggiungere il latte così da renderlo un impasto omogeneo, ma non troppo morbido.
 Avvolgere la pasta frolla in una pellicola e far riposare in frigo per circa un’ora finché non si sarà rassodata (io una notte).

Farcitura
210g di grano cotto
50ml di latte
15g di burro
la buccia grattugiata di 1/2 limone
350g. di ricotta vaccina ben scolata
300g. di zucchero
2 uova grandi intere
1 tuorlo grande
1/2 bacca di vaniglia (i semini)
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
un pizzico di cannella
la buccia grattugiata di mezzo limone
75g di arancia candita a pezzetti





Versare in un tegame il latte, e il  burro, aggiungere il grano cotto  grano e la buccia grattugiata del limone. Cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti mescolando, fino ad ottenere una crema quasi omogenea. Raffreddare.

Montare con le fruste elettriche la ricotta (scolata e asciugata con carta assorbente) con lo zucchero fino ad ottenere un impasto areato e fine. Unire sempre montando le uova, una alla volta, la vaniglia, l'acqua di fiori d'arancio, un pizzico di cannella e la scorza grattugiata di limone. Lavorare bene. Solo alla fine unire la crema di grano e i canditi precedentemente ridotti a pezzettini amalgamare ancora per un minuto.
Stendere la frolla, con essa foderare 1 ruoto da 28 (si avanzerà della frolla, ho preparato una crostata diam 18cm con marmellata) precedentemente imburrato, versarvi il ripieno facendo attenzione a non raggiungere il bordo della teglia (occorre fermarsi circa un dito sotto al bordo), decorare con strisce  di pasta frolla (da tradizione dovrebbero essere 7 come gli ingredienti della leggenda) formando il classico motivo decorativo.
Fare attenzione a fissare le strisce al bordo di frolla,come da fotografia, in modo che così non scendano nel ripieno.

Cuocere in forno (funzione lievitati, dove il calore si sviluppa maggiormente da sotto) a 180° per circa 50 minuti avendo cura di ruotare le teglie a metà cottura, coprire con alluminio se la pastiera dovessero scurirsi troppo.
Sfornare e lasciare raffreddare.

La pastiera come è noto avrebbe bisogno di 3 giorni di riposo per permettere ai suoi aromi di amalgamarsi e fondersi in un’unica fragranza, provateci ;)


Questa ricetta  partecipa al  Calendario del Cibo Italiano

venerdì 23 marzo 2018

Pasta integrale con zucchine e stracchino



Oggi il Calendario del Cibo Italiano festeggia lo stracchino!

Lo stracchino è un formaggio italiano a pasta molle, prodotto con latte vaccino intero crudo o pastorizzato. Dalla breve stagionatura, può essere considerato quasi un formaggio fresco.
E' un formaggio cremoso, prodotto originariamente in Lombardia, ma che ora viene anche prodotto in Toscana e in Veneto, tanto da essere iscritto nei prodotti agroalimentari tradizionali.
L'etimologia del suo nome viene riferita all'utilizzo del latte proveniente da mucche "stanche" per la transumanza al fondovalle dopo l'alpeggio estivo, e proprio da lì viene il nome "stracchino".
Buonissimo da spalmare sul pane fresco, leggermente tiepido, è possibile utilizzarlo anche  come ingrediente.

Ho provato a condirci una pasta veloce, aggiungendo una verdura che mi piace tanto e che risulta molto versatile...ecco il risultato!




Ingredienti per 2 persone

200g di pasta corta integrale
1 scalogno
2 zucchine
180g di stracchino
3 cucchiai di olio evo
sale e pepe

Mettere a bollire l'acqua salata per la pasta.

Lavare e spuntare le zucchine, tagliarle a tocchetti dopo aver eliminato la parte interna.

Nel frattempo se l'acqua dovesse bollire si butta la pasta.

Scaldare in una larga padella l'olio, unire lo scalogno tritato e lasciare rosolare a fuoco basso per un paio di minuti, aggiungere le zucchine e saltarle per 4-5 minuti aggiungendo un mestolo di acqua di cottura della pasta. Aggiustare di sale.

Un paio di minuti prima di scolare la pasta si unisce lo stracchino alle zucchine , mescolando delicatamente in modo da scioglierlo il più possibile.

A cottura della pasta si scola e si passa in padella in modo da saltare con il sugo di zucchine.

Porzionare nel piatto e cospargere di pepe a mulinello.




Questa ricetta partecipa al  Calendario del Cibo Italiano

e anche al contest Meat Free Contest ideato dal blog Una mamma che cucina e ospitato dal blog I biscotti della zia


martedì 13 marzo 2018

Cannelloni di crespelle con ricotta e spinaci



Oggi il Calendario del Cibo Italiano  festeggia la ricotta!
Cosa è la ricotta? E' un latticino (severamente vietato chiamarlo formaggio!), che si produce con i siero di latte (sottoprodotto della produzione dei formaggi)  cuocendo dopo aver acidificato e  sfruttando il principio della coagulazione e precipitazione delle sieroproteine.
Personalmente mi piace tanto, la trovo deliziosa, indicata in tante preparazioni, ideale da consumare tal quale ma anche da amalgamarsi con ingredienti molto diversi, insomma molto versatile e facilmente utilizzabile.
Ho provato anche a produrla, sia con il latte, sia con il siero durante una delle mie tante sperimentazioni e devo ammettere che il risultato è stato gradevole.
Ma veniamo alla mia ricetta. Un classico della cucina emiliana, una pasta al forno, dove ho sostituito la pasta all'uovo con le crespelle, rendendo il piatto più veloce da preparare e anche più delicato.
E' un primo piatto anche molto comodo se si hanno ospiti, va in forno, si può preparare a step (crepes, farcia e sugo si possono fare il giorno prima) e il gusto è classico, mettendo d'accordo proprio tutti!



Ingredienti per 4 persone

500g di ricotta
100g di Parmigiano Reggiano
1 uovo
500g di spinaci freschi
30g di burro
sale

per le crespelle per circa 15
125g di farina
250ml di latte
1 uova intero
25g di burro fuso
1 pizzico di sale

sugo di funghi
1 scalogno
30g di funghi
200ml di passata di pomodoro
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
4 cucchiai di olio evo
sale e pepe bianco

Parmigiano Reggiano grattugiato

Per le crepes: amalgamare il latte con il burro sciolto e le uova, poi aggiungere la farina setacciata a poco a poco mescolando con la frusta a mano o elettrica, salare.
Far riposare per almeno 1 ora in frigorifero.

Preparare delle crespelle utilizzando una piccola padella antiaderente quadrata.
Ne verranno circa 16 di dimensione 14cm x 14cm.

Preparare il sugo: scaldare l'olio, soffriggere lo scalogno tritato, aggiungere i funghi, precedentemente ammollati in acqua tiepida per un'oretta e strizzati. Aggiustare di sale e pepe. Aggiungere la passata e il concentrato di pomodoro allungare con l'acqua in cui sono rinvenuti i funghi (evitare la parte finale dove potrebbe esserci sabbietta) e far cuocere a fuoco basso per un'oretta circa.

Preparare la farcia: mondare gli spinaci, lavarli accuratamente sotto il getto dell'acqua, metterli in padella ancora bagnati e accendere il fuoco, mettere coperchio e attendere qualche minuto, mescolare e rimettere il coperchio in modo da cuocerli stufandoli.
In un'altra padella sciogliere il burro e passare velocemente gli spinaci cotti dopo averli aggiustati di sale in modo da eliminare l'acqua di vegetazione il più possibile. Lasciare raffreddare.
Amalgamare tutti gli ingredienti del ripieno, compresi gli spinaci dopo averli tritati finemente a coltello. Assaggiare e regolare di sale.

Farcire ogni crespella con il ripieno e avvolgerlo a cannellone.
Posizionare i cannelloni in una teglia unta con un poco di burro, condire con il sugo di funghi.

Cospargere di formaggio grattugiato e cuocere in forno caldo a 180°C per 15 minuti statico e poi 5 minuti di grill per formare la crosticina.

Lasciare riposare 5 minuti a temperatura ambiente prima di servire.




Questa ricetta  partecipa al  Calendario del Cibo Italiano

giovedì 8 marzo 2018

Praline al pralinato di mandorle e nocciole


Oggi al Calendario del Cibo Italiano si festeggia la festa della donna con la giornata delle praline!
Niente di più azzeccato! Le praline sono una vera raffinatezza: un cioccolatino, bellissimo all'esterno che regala una deliziosa sorpresa all'interno (il ripieno), non vi sembra molto simile a noi donne?
Ma lasciamo perdere queste correlazioni, passiamo alle nostre amate praline.
Ho letto sul web, che sarebbero stati inventati dal pasticciere Jean Neuhaus nel 1912 a Bruxelles  in Belgio, ed è per questo che Bruxelles è considerata la patria delle praline.
Tecnicamente  le praline sono piccoli dolcetti con il classico guscio di cioccolato e un ripieno morbido a base di frutta secca e caramello, ed è questo ripieno che le differenzia da i classici cioccolatini ripieni.
Ultimamente però i confini di queste definizioni sono molto labili e spesso comunemente si chiamano praline anche cioccolatini con altri ripieni.
Per l'occasione mi sono voluta attenere alla definizione ufficiale e ho preparato per l'occasione un pralinato di mandorle e nocciole, utile a riempire i miei cioccolatini, ma non solo, è così buono che può essere utilizzato nelle creme (come qui),  come farcia per una crostata, e anche spalmato su una fetta biscottata. Inoltre si mantiene in frigorifero per qualche tempo naturalmente se ben chiuso e al buio (attenzione i grassi tendono ad ossidarsi).
Ma passiamo alla ricetta!






Ingredienti per 20 praline

200g di cioccolato fondente
100g di pralinato di mandorle e nocciole



Pralinato di mandorle e nocciole
50g di nocciole tostate
50g di mandorle pelate
100g di zucchero semolato
10g di acqua






Preparare il Pralinato di mandorle e nocciole (tratto da qui).
Prima di tutto tostare leggermente le mandorle in forno, o in padella ma senza farle colorire troppo.
Mettere lo zucchero in un pentolino con l'acqua e cominciare a farlo caramellare.
Quando lo zucchero è sciolto e forma un caramello biondo aggiungere la frutta secca ben calda (magari scaldata per 20 sec al micronde, così non vi è lo sbalzo termico che potrebbe cristallizzare lo zucchero) e cominciare a mescolare.
Lo zucchero si cristallizzerà attorno alla frutta secca, ma non ci si deve fermare, continuare a mescolare. Quando tutta la frutta sarà ricoperta versare su carta forno. Far raffreddare.
Frullare fino a formare una crema quasi liquida. Frullare ad intermittenza così che l'olio della frutta secca non si scaldi e si ossidi.
Quando risulta quasi liquida è pronta.
Mettere in frigo almeno 1 ora, così presenterà la consistenza giusta.

Temperare il cioccolato: tritare grossolanamente il cioccolato e scioglierne 130g a bagnomaria e portare il tutto a 45°C (usare il termometro).
Togliere dal bagnomaria e aggiungere i rimanenti 70g di cioccolato tritato e continuare a mescolare (cercando di non formare bollicine) fino a raggiungere i 28°C.
Solo a questo punto si può procedere a scaldare ulteriormente fino a 33°C.
A questo punto il cioccolato è utilizzabile.
Posizionare lo stampo di silicone per cioccolatini su di una griglia posizionata su un piatto grande.
Con un cucchiaino versare un poco di cioccolato in ogni foro, ribaltare lo stampo e agitare leggermente in modo da far cadere nel piatto il cioccolato in eccesso.
Mettere in frigo per 10 minuti.
Ripetere l'operazione, in modo da formare un strato di cioccolato dello spessore ideale, rimettere in frigo per 10 minuti.
Riprendere  e riempire i cioccolatini con l'aiuto di un cucchiaino di pralinato, fare attenzione a riempire ogni angolino.
Recuperare il cioccolato in eccesso cadute nel piatto, aggiungerlo al resto e ridiscioglierlo sempre  a bagnomaria.
A questo punto sigillare i cioccolatini con uno strato di cioccolato, che verrà livellato con una spatola.
Rimettere in frigo almeno per 1 ora.
Estrarre dagli stampi di silicone i cioccolatini e servirli in pirottini di carta.


Questa ricetta  partecipa al  Calendario del Cibo Italiano